domenica 29 marzo 2009

MA LA 194 VA BENISSIMO, GUAI A CHI LA TOCCA!


MA LA 194 VA BENISSIMO, GUAI A CHI LA TOCCA!

AL DIPARTIMENTO MATERNO-INFANTILE - UNITÀ OPERATIVA ASS. CONSULTORIALE
DI ALBENGA
SI PUÒ ABORTIRE PER VIA “URGENTE” ANCHE SENZA GRAVIDANZA IN CORSO.

Aborto: è ora di fermare l’indegna campagna di frode nei confronti delle donne

Tante donne, in tre anni, si sono presentate al Centro di Aiuto alla
Vita-ingauno, chiedendo sostegno alla maternità e denunciando di aver
ottenuto dai Consultori pubblici il certificato di aborto, senza né
una visita ginecologica nè un esame ematochimico che accertasse la
gravidanza. I consultori, sulla base di appositi regolamenti o
convenzioni, collaborino con i Centri di Aiuto alla Vita che operano
sul territorio locale per aiutare la maternità difficile durante la
gravidanza e dopo la nascita

“Ad Albenga, anche se non sei incinta, puoi abortire. Si, ad Albenga,
anche senza una gravidanza in corso certificata, le Istituzioni
dell’ASL savonese, preposte alla tutela della maternità, ti “aiutano”
per legge ad abortire. Basta fare in fretta e andarsene quanto prima
fuori dal Consultorio familiare pubblico… e ti riconoscono pure la
clausola dell’urgenza, in appena soli cinque minuti. Non volevamo
crederci, ma, dopo gli oltre dieci casi di donne che, in tre anni, si
sono presentati al Centro Aiuto alla Vita-ingauno, chiedendo sostegno
alla maternità e denunciando di aver ottenuto il certificato di
aborto, senza né una visita ginecologica nè un esame ematochimico che
accertasse la gravidanza, abbiamo voluto mettere alla prova gli
operatori sanitari del Dipartimento materno-infantile - Unità
operativa Ass. Consultoriale, diretto dalla Dott.ssa Paola Pregliasco.
Ad una donna, nostra complice, che si è presentata quindici giorni fa
al Consultorio familiare Asl di Albenga, è stato rilasciato un
certificato, che costituisce per la donna “titolo per il ricovero
urgente e non dilazionabile”, firmato dal Ginecologo Dott. Renzo
Contin e timbrato “Consultorio Familiare”, che attesta quanto segue:
“accertato lo stato di gravidanza ed espletate le procedure previste
dal 2° comma, art. 5 della legge 194/78, riscontrata l’esistenza delle
condizioni di cui al 3° comma dello stesso articolo, dichiara urgente
l’intervento per cui la richiedente può presentarsi immediatamente in
una delle sedi autorizzate” per effettuare l’ivg. Peccato che la donna
in questione, in realtà, in quella giornata non fosse neppure
incinta, come dimostrano i referti degli esami delle urine in suo
possesso e, per aver solo dichiarato di essere alla 10a settimana e di
essere in condizioni economiche disagiate, ha ottenuto un certificato
attestante l'urgenza, quando il medico del Consultorio familiare
pubblico non ha neppure verificato l'esistenza della gravidanza e
neppure ha riscontrato le condizioni tali da rendere urgente
l'intervento di ivg”. Con queste parole Eraldo Ciangherotti,
Presidente della Federvita Liguria e del Centro Aiuto Vita-ingauno,
denuncia la mancata applicazione della legge 194/78 e il falso in atto
pubblico commessi al Consultorio Familiare ASL di Albenga,
Dipartimento materno-infantile, nell’ autorizzare una I.V.G. su
gravidanza inesistente e on accertata.
“Basterebbe poco per una reale tutela sociale della maternità -
continua Ciangherotti-, basterebbe già solo un protocollo di intesa
tra ASL, Comuni e Centri di Aiuto alla Vita, per cominciare ad aiutare
le donne che, di fronte ad una gravidanza inattesa e in condizioni
economiche disagiate, si trovano in circostanze talvolta
psicologicamente rilevanti. Si preferisce invece, a livello delle
Istituzioni, abbandonare la donna alla sua condizione disagiata, non
darle nemmeno la possibilità di considerare seriamente la sua
gravidanza ed eventualmente di scegliere liberamente. Si fa prima ad
eliminare il concepito, piuttosto che tentare di costruire un progetto
a sostegno della madre. I consultori pubblici, istituiti ai sensi
dell'articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, di
fatto disattendono la legge 194/78, perché non contribuiscono a far
superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione
della gravidanza. I consultori, sulla base di appositi regolamenti o
convenzioni, almeno si avvalgano, per i fini previsti dalla legge,
della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e
di associazioni del volontariato, come i Centri di Aiuto alla Vita che
operano sul territorio locale e che possono anche aiutare la maternità
difficile durante la gravidanza e dopo la nascita”.
“Eppure la legge 194/78 - continua Ginetta Perrone, Vicepresidente del
CAV-ingauno - in materia di aborto, parla chiaro. Tale legge, così
osannata da certa cultura femminista come la migliore legge attuata a
favore della donna, si è rivelata ancora una volta un enorme
boomerang, altro che una conquista sociale. Di fatto è una legge ad
hoc, non per la tutela della maternità ma per la frode delle donne.
Si, anche ad Albenga. Infatti la Legge 194/78 di fatto, anche nel
nostro territorio locale, a trent’anni dalla sua promulgazione, non
tutela né la maternità della donna, né il nascituro. Il Dipartimento
materno-infantile- Unità operativa Ass. Consultoriale albenganese
aiuta la donna a rimuovere le cause della scelta di abortire? Vi sono
risorse economiche da parte degli Enti locali che possano essere
offerte ad una donna con una gravidanza indesiderata? La risposta è
negativa, in entrambi i casi. Anche se la legge parla chiaro, di fatto
le Istituzioni pubbliche (Asl, Comuni e Regione Liguria) applicano il
protocollo operativo più rapido, per eliminare il concepito e
derubricare il compito istituzionale di tutelare la salute della
donna. Di tutta la provincia di Savona, solo il Comune di Loano ad
oggi ha inteso promuovere la maternità disagiata, investendo risorse
economiche in sinergia con i volontari del Centro Aiuto Vita ingauno.
Numerose donne, arrivate da noi negli ultimi tre anni, si erano
rivolte al consultorio familiare pubblico riferendo al medico di
essere incinta e avendo accusato “circostanze per le quali la
prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità era
incompatibile con le proprie condizioni economiche”. È bastato un
semplicissimo disagio economico o addirittura il risultato di un
semplice test di gravidanza acquistato in farmacia, per ottenere il
certificato di I.V.G., ai sensi dell’art.4 della legge 194/78, senza
neppure una visita ginecologica di accertamento. In ambulatorio
constatata verbalmente la gravidanza in corso si rilascia un
certificato, persino urgente, a mò di bancomat aperto 24 ore su 24,
senza alcun tentativo per scongiurare l’aborto. Non serve neppure
esibire un test delle B-Hcg su siero o su urine. Basta dire di
“sentirsi incinta” o di essere positivi ad un test di gravidanza
domiciliare e il certificato è assicurato, poco importa se è un falso
in atto pubblico”.
“La cosa deprimente per le donne- conclude Ciangherotti- è stato
constatare che, nella realtà dei fatti, è disattesa la legge proprio
laddove si garantisce che “il consultorio e la struttura
socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti
medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la
richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall'incidenza
delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della
gestante, di esaminare con la donna le possibili soluzioni dei
problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la
porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado
di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere
ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti
gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto”. Ecco
perché non possiamo tacere l’accaduto, perché le donne non meritano
questo disinteresse e questa indifferenza dalle Istituzioni. Infine
che la gravidanza rientri nei primi novanta giorni o oltre a nessuno
interessa verificarlo, neppure se per legge è obbligatorio. Non
interessa neppure al ginecologo del Consultorio Familiare che
autorizza l’ivg per via “urgente”.


"Harvard": Sui profilattici il Papa ha ragione

“Sui profilattici il Papa ha ragione”

Lo dice il Direttore di un progetto di prevenzione dell’AIDS di Harvard

In una intervista pubblicata da “il Sussidiario” il dott. Edward Green, Direttore dell'AIDS Prevention Research Project della Harvard School of Public Health and Center for Population and Development Studies, ha sostenuto che in merito ai profilattici “il Papa ha ragione”.

“Sono un liberal sui temi sociali e per me è difficile ammetterlo, ma il Papa ha davvero ragione”, ha spiegato il dott. Green.

“Le prove che abbiamo – ha precisato – dimostrano che, in Africa, i preservativi non funzionano come intervento per ridurre il tasso di infezione da HIV. […] Quello che si riscontra in realtà è una relazione tra un più largo uso di preservativi e un maggiore tasso di infezione”.

Il dott Green ha poi spiegato: “Non conosciamo tutte le cause di questo fenomeno, ma parte di esso è dovuto a ciò che chiamiamo compensazione del rischio. Significa che chi usa i preservativi è convinto che siano più efficaci di quanto realmente sono, finendo così per assumere maggiori rischi sessuali”.

“Un altro fatto che è ampiamente trascurato – ha aggiunto – è che i preservativi sono usati in caso di sesso occasionale o a pagamento, ma non sono usati tra persone sposate o con il partner abituale. Perciò, una conseguenza dell’incremento nell’uso dei preservativi può essere un aumento del sesso occasionale”.
se vi interessa segue l'intervista!

AFRICA/ 1. Green (Harvard): io, scienziato laico, sto con il Papa

lunedì 23 marzo 2009

Il dott. Edward Green è il Direttore dell'AIDS Prevention Research Project della Harvard School of Public Health and Center for Population and Development Studies. Una voce autorevole in campo medico e con una grande esperienza nella lotta all'AIDS nei Paesi in via di sviluppo. Ilsussidiario.net lo ha intervistato in esclusiva.

Le dichiarazioni del Papa su AIDS e uso dei preservativi è al centro di un aspro dibattito e molti, da Kouchner a Zapatero, inclusa la UE, hanno definito la sua posizione come astratta e alla fine anche pericolosa. Qual è la sua opinione?

Io sono un liberal sui temi sociali e per me è difficile ammetterlo, ma il Papa ha davvero ragione. Le prove che abbiamo dimostrano che, in Africa, i preservativi non funzionano come intervento per ridurre il tasso di infezione da HIV. Hanno funzionato, per esempio, in Tailandia e Cambogia che hanno dinamiche epidemiologiche molto diverse.

In una recente intervista a National Review Online, lei ha detto che non vi è alcuna consistente relazione tra l’uso del preservativo e un più basso tasso di infezione da HIV. Può approfondire questa affermazione?

Quello che si riscontra in realtà è una relazione tra un più largo uso di preservativi e un maggiore tasso di infezione. Non conosciamo tutte le cause di questo fenomeno, ma parte di esso è dovuto a ciò che chiamiamo compensazione del rischio. Significa che chi usa i preservativi è convinto che siano più efficaci di quanto realmente sono, finendo così per assumere maggiori rischi sessuali. Un altro fatto che è ampiamente trascurato è che i preservativi sono usati in caso di sesso occasionale o a pagamento, ma non sono usati tra persone sposate o con il partner abituale. Perciò, una conseguenza dell’incremento nell’uso dei preservativi può essere un aumento del sesso occasionale.

Quindi, per quanto sorprendente, è provato che un maggior utilizzo di preservativi è collegato ad un più alto tasso di infezione?

Si è cominciato a notare qualche anno fa che, in Africa, i paesi con maggiore disponibilità di preservativi e tassi superiori di loro utilizzo avevano anche il più alto tasso di infezione da HIV. Questo non prova una relazione causale, ma ci avrebbe dovuto portare qualche anno fa a valutare in modo più critico i programmi relativi all’utilizzo del preservativo.

Oltre il caso dell’Uganda, vi sono altre prove che il modello cosiddetto ABC (Abstinence, Be faithful, Condom) possa funzionare?

Stiamo osservando il declino dell’HIV in almeno 8 o 9 paesi africani. In tutti i casi, la proporzione di uomini e donne che dichiarano rapporti sessuali con molti partner è diminuito qualche anno prima che noi riscontrassimo questo declino. Tuttavia, molti programmi contro l’AIDS mettono l’accento su preservativi, controlli e farmaci: questo ampio cambiamento nel comportamento è quindi avvenuto malgrado questi programmi, che hanno posto l’enfasi su elementi errati (almeno per l’Africa). Sono contento di riferire che i due paesi con il più alto tasso di infezione, Swaziland e Botswana, hanno lanciato campagne mirate a scoraggiare i rapporti sessuali con partner multipli e contemporanei.

L’astinenza tra i ragazzi è un altro fattore, ovviamente. Se le persone cominciano a fare sesso in un’età più adulta avranno meno partner sessuali durante la loro vita, diminuendo così le probabilità di contrarre infezioni da HIV.

Quindi, nella lotta contro l’AIDS la riduzione del numero dei partner sessuali è uno dei fattori più importanti.

Come ho già detto, è la sfida più importante in questa battaglia.

Un’ultima domanda. Nel modello ABC, A e B non sono così economicamente rilevanti come C, che ha alle spalle una forte industria. È improprio dire che non si tratta, quindi, solo di una questione culturale e sanitaria, ma anche economica?

Dipende da cosa intende per aspetti economici. Se consideriamo i programmi ABC, PEPFAR (programma governativo di lotta contro l’AIDS varato nel 2003 da Bush) è l’unico grande donatore che ha immesso reali finanziamenti in A e B e, forse purtroppo, la maggior parte dei soldi, e comunque dell’enfasi, sull’astinenza. Il fattore B è il più importante, con l’astinenza al secondo posto, secondo la mia opinione e in accordo con le evidenze da me riscontrate.

Se invece il punto è se la povertà dà impulso all’AIDS, anche in questo caso l’Africa è diversa dal resto del mondo, perché in Africa il tasso di infezione è più alto presso i ceti più agiati e più istruiti. Perciò il miglioramento della situazione economica dei paesi africani non porterà una diminuzione delle infezioni. Questa evidentemente non è una buona ragione per abbandonare a se stesse le economie africane.

sabato 21 marzo 2009

CIO' CHE LA CHIESA DICE E NON DICE SUL PRESERVATIVO

Ciò che la Chiesa dice e non dice sul preservativo(link all'articolo originale)

Il presidente dei medici cattolici spiega il dibattito

BARCELLONA, giovedì, 19 marzo 2009 (ZENIT.org).- Leggendo i giornali si ha l'impressione che la Chiesa dica che se una persona ha rapporti sessuali con una prostituta non deve usare il preservativo, riconosce il presidente dell'associazione dei medici cattolici del mondo.

José María Simón Castellví illustra con questo esempio la superficialità con cui alcuni mezzi di comunicazione hanno informato sulle parole pronunciate da Benedetto XVI questo martedì a bordo dell'aereo che lo stava portando in Camerun, quando ha spiegato che il preservativo non è la soluzione all'Aids.

“La Chiesa difende la fedeltà, l'astinenza e la monogamia come armi migliori”, indica il presidente della Federazione Internazionale dei Medici Cattolici (FIAMC) in una dichiarazione rilasciata a ZENIT.

I media e anche alcuni rappresentanti politici hanno tuttavia accusato la Chiesa di promuovere l'Aids in Africa. Ovviamente, osserva il medico, la Chiesa non sta dicendo che si possono avere relazioni sessuali promiscue di ogni tipo a patto di non utilizzare il preservativo.

Il dottor Simón spiega che per comprendere ciò che la Chiesa dice sul preservativo bisogna capire cos'è l'amore, come ha spiegato lo stesso Papa ai giornalisti, anche se questo passaggio della conversazione è stato “censurato” dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione.

“Il preservativo è una barriera, ma una barriera con limiti che molte volte vengono aggirati. Soprattutto tra i giovani può essere controproducente dal punto di vista della trasmissione del virus”, ha aggiunto.

“Noi medici cattolici siamo a favore della conoscenza scientifica – spiega –. Non diciamo le cose solo per motivi ideologici. Come ammettiamo che un adulterio di pensiero non trasmette alcun virus ma è qualcosa di negativo, dobbiamo dire che i preservativi hanno i loro pericoli. Sono barriere limitate”.

Il medico illustra la posizione della Chiesa citando un caso reale, raccolto dai media informativi.

A Yaoundé, in Camerun, si è celebrata nel 1993 la VII Riunione Internazionale sull'Aids con esperti medici e sanitari. Hanno partecipato circa trecento congressisti e al termine è stato distribuito un questionario perché si indicasse, tra le altre cose, se si aveva avuto rapporti sessuali nei tre giorni in cui era durata la riunione con persone con cui non si facesse coppia fissa.

Degli interpellati, il 28% rispose di sì, e un terzo di questi disse di non aver preso alcuna “precauzione” per evitare contagi.

“Se ciò avviene tra persone 'coscienziose', cosa accadrà tra la gente 'normale'?”, si è chiesto Simón Castellví.

...aiuto

Carissimi amici miei,
vi scrivo perchè ho bisogno del vostro aiuto o meglio delle vostre preghiere... non vi sto a raccontare tutta la storia per chè ci vorrebbe troppo tempo vi dico però che c'è la sorella di una mia amica che è in cinta di 3 mesi anzi quasi 4 e ha deciso di abortire...... A questa notizia sono rimasto impietrito solo la preghiera potrà cambiare la cosa anche perchè lei ha già deciso e avrebbe trovato anche chi glielo farebbe nonostante i quasi 4 mesi di gravidanza... Vi prego fermiamo questo omicidio
Grazie di cuore e se conoscete altri indirizzi a cui mandare questa mail giratela pure
mail firmata

Testimonianza Uganda: amare una figlia frutto di violenza

Testimonianza Uganda: amare una figlia frutto di violenza



La sera del mercoledi’ delle ceneri ero letteralmente sfinito: avevo celebrato tre sante Messe e imposto le ceneri sulla testa a qualche migliaio di persone. Anche se non e’ festa di precetto, tanta gente, nell’intervallo del pranzo o alla sera subito dopo il lavoro, viene alla santa Messa per ricevere le ceneri. Portano anche i bambini e guai a non mettere le ceneri anche a loro.
Molti poi, oltre a ricevere la cenere sul capo, la vogliono pure in mano o in un pezzetto di carta o in un fazzoletto, cosi’ da poterla portare a casa per coloro che non hanno potuto venire in chiesa. E’ un atto penitenziale e qualche volta mi viene persino il dubbio che ci sia un po’ di fanatismo, ma vedendo la devozione che ci mettono, debbo dire che e’ fede ed e’ un modo per esprimere pentimento del proprio essere peccatori. Tutto quanto detto non c’entra nulla con la ragione per cui le scrivo, ma in qualche modo fa da contorno. Stavo per andare a letto ed entrai nel mio ufficio solo per assicurarmi che le porte anteriori fossero chiuse. Notai sul mio tavolo una lettera che non avevo ancora aperto. La aprii e lessi.

Eccoti il contenuto:
Caro Padre, sono una ragazza di 14 anni, nativa di Gulu, Layibi. Nel 1993 mia madre era una studentessa del terzo anno di scuola superiore presso il collegio del Sacro Cuore di Gulu. Mentre era in vacanza i ribelli del Lra (
Lord’s Resistance Army, Esercito di resistenza del Signore: gruppo di ribelli ugandesi, Ndr)
arrivarono al suo villaggio, uccisero i suoi genitori, violentarono mia mamma e sono nata io. Oltre ad aver concepito me, mia mamma ha pure ricevuto il virus dell’Aids e ora e’ sieropositiva Hiv. Io invece sono nata pulita.
Non posso sapere chi puo’ essere stato mio padre, ma la mamma si’: mi ha fatta nascere, mi ha cresciuta e pure mandata a scuola. Per pagare la mia scuola elementare ha lavorato cucendo e ha avuto molta cura di me, pero’ ora non riesce a guadagnare soldi sufficienti per la scuola superiore. Ho saputo che tu aiuti gli orfani e hai una scuola ove c’e’ molta disciplina. Mi potresti prendere e aiutare a pagare
la retta? Io voglio studiare per poter aiutare e aver cura di mia mamma che sta diventando sempre piu’ debole. Spero che tu consideri questa mia domanda e io preghero’ per te perche’ Dio ti benedica e assista ad aiutare coloro che hanno bisogno.
Maria Goretti Anena

Dopo aver letto la lettera, sono andato a letto ma non sono riuscito a dormire. Ero disturbato dentro di me da un misto di gioia, di rabbia, di soddisfazione e di riconoscenza verso Dio che sa trarre atti eroici dalle persone semplici e insignificanti come possono essere queste nostre ragazze appena cristianizzate.
Perche’ la rabbia ? Perche’ un esempio come questo dovrebbe far ammutolire quegli spacciatori di civilta’ fasulla che abbiamo nel mondo progredito pronto a legiferare contro il diritto alla vita.
Come e’ andata a finire questa storia? Al mattino mi sono alzato; sono andato alla scuola; mi sono assicurato che il direttore mi trovasse un posto per inserire questa ragazza (solo la mattina precedente gli avevo promesso che non avrei portato alcun nuovo studente). E il direttore mi disse che dovremo farla dormire per terra, perche’ anche i letti a tre piani sono tutti occupati. Se la ragazza accetta, la prendiamo. Chiamai la ragazza; le dissi di venire con la madre e vennero il giorno dopo. Feci un po’ di domande trabocchetto per assicurarmi che non mi avessero detto bugie e le proposi di dormire per terra su un materasso di gomma piuma. Si inginocchio’ davanti a me e mi disse: ora sono contenta perche’ so di avere un papa’ anch’io! La madre mi ringrazio’ e mi disse: «Padre, io finche’ posso continuero’ a lavorare e contribuiro’ per le spese della mia figlia». Le chiesi pure: perche’ hai dato il nome di Maria Goretti a tua figlia?
Rispose che era stata la piccola a volere quel nome quando era in terza elementare: il catechista racconto’ la storia di Maria Goretti e lei la scelse come nome e santa protettrice.
Qui alla scuola abbiamo 10 ragazze che negli anni novanta furono rapite dai ribelli alla scuola di Aboke; passarono 8 anni come mogli schiave dei ribelli; quando fuggirono scapparono tutte coi loro figli e vennero da me a chiedermi se le accettavo alla scuola.
Accettai le ragazze alla scuola e i figli furono lasciati in varie famiglie e ora pure loro vanno a scuola col nostro aiuto.
Scusate se ho disturbato, ma ho pensato che forse potreste far sapere che esistono ragazze che hanno il coraggio di tenersi e amare il frutto della violenza. Chissa’ che non serva!
padre John Scalabrini

Avvenire 14.3.2009